Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 20 agosto 2016

Lo strazio dei cori in Cattedrale

Egregio M.° Bottini,

desidero denunciare pubblicamente lo strazio dei cori nella Cattedrale della mia diocesi.

Spiego.

Da decenni ormai vige la consuetudine che ogni domenica alla messa canonicale (tranne nelle solennità, quando presiede il vescovo) vengono a turno invitati ad "animare" la liturgia i "migliori" cori delle parrocchie della diocesi...

Lei potrà immaginare che raramente nelle parrocchie vi sono realtà corali dignitose: per la serie, ognuno fa con quanto il buon Dio ha donato in fatto di qualità musicali, col risultato che ogni domenica cambia coro, repertorio (dalla polifonia del Quattrocento fino a Frisina), ma, purtroppo, ben raramente vi sono cori non dico con una impostazione vocale appena sufficiente, ma nemmeno intonati!!

Ciliegina sulla torta: la messa è trasmessa in diretta grazie a radio e tv locali!

Immagino il disorientamento dei fedeli (in loco e tramite i mass media) incuriositi, se non scandalizzati, da tutto quel "ben di Dio" che ogni domenica cambia totalmente come nemmeno un menu di ristorante!

E il tutto in quel tempio (la chiesa ove è collocata la cattedra del vescovo) che, in fatto di liturgia e canto, dovrebbe essere esemplare per tutta la diocesi...

Quanto meno, abbiamo un organista titolare professionista che è in grado di accompagnare in maniera sopraffina tutte quelle povere realtà che transitano sull'altare (sì, perché l'altar maggiore, grazie alla "riforma liturgica" è diventato il luogo preposto per la collocazione dei cori (assieme ai loro più o meno pittoreschi direttori), mentre il sacerdote celebra giù dalle gradinate sopra un altare ligneo posticcio).

Chissà se tra i lettori del Suo blog vi sia qualcun'altro che possa testimoniare la medesima usanza nella sua diocesi... spero di no!

Grazie per l'ospitalità e cordiali saluti.

Benedetto Ballandi
(Diocesi di Vescovio, bolognese d'origine)

lunedì 4 luglio 2016

Preludi organistici ai canti... Gen!

Egregio M.° Bottini,

giusto il giorno di Pentecoste in parrocchia da noi c’era il vescovo a cresimare.

Il repertorio dei canti - completo appannaggio di adulti (genitori di bambini e ragazzi che frequentano la messa festiva) musicalmente, nonché liturgicamente, incompetenti - tutto sull’onda dello stile della canzone leggera...

Il sottoscritto all'organo fungeva da mero riempitivo, essendogli concesso di suonare, come ogni domenica, brevissimi preludi-intonazione ai canti stessi (quanto meno mi sento un piccolo Bach che suona choralvorspielen... ai canti Gen!!).
Non toccherebbe ad un Riccardo Muti deprecare questo repertorio e sgridare la Chiesa, bensì ai vescovi (e all’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI) dare più puntuali direttive... invece anch’essi seguono l’onda, perché mettere i puntini sulle "i" è impopolare e far crescere anche culturalmente - non solo nella fede - i fanciulli e gli adulti è cosa... da professionisti pretenziosi!

E allora avanti così! L’importante - nel baccano liturgico-musicale tanto desiderato - che passi il messaggio essenziale: il Signore è veramente risorto! Altrimenti che risuoni il divino rimprovero: «Lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo» (Amos 5, 23)!

E giù applausi e battimani ritmati!

Grazie per la cortese attenzione.

Filippo Di Vittorio,
organista liturgico nella diocesi di Teggiano

mercoledì 27 aprile 2016

27 aprile 2016: cinquantesimo della cosiddetta "Messa beat" di Marcello Giombini


Gentili lettori,

la Messa dei Giovani (vulgo "Messa beat") di Marcello Giombini è ormai un pezzo di storia: oggi ha compiuto mezzo secolo!

Forse molti di voi - come il sottoscritto - non avevano mai ascoltato questa musica, dunque ecco il Gloria a partire dal quale si possono facilmente reperire in rete tutte le altre parti della mitica Messa.

Nel sito dedicato all’autore vi sono dettagli, tra cui significative parole di commento di Giombini stesso sulla sua musica.


L’uso della musica liturgica "leggera" - benché ufficialmente mai autorizzata dalla Chiesa - è oggi assodata e pacifica per i cattolici italiani (non solo adolescenti ma anche i loro genitori cinquantenni)... gli unici a farsi problemi sono proprio i musicisti "classici", tra cui ovviamente gli organisti d’ogni ordine e grado (voglio dire sia diplomati che dilettanti)...

Non vedo lontano il momento nel quale la Chiesa italiana rilascerà la patente anche a questi repertori (dato che ora ufficialmente non fanno parte del Repertorio Nazionale Canti Liturgici http://www.cantiliturgici.it ) ...

La regola, oggi, è che ognuno prega e celebra così come si sente, senza regole universali di sorta: sarà questa la strada giusta?

Ad ogni modo, Aldo Fabrizi (v. qui in calce la parte finale di una sua poesia risalente al 1970) pensava che la «messa bbitte» fosse cosa diabolica in confronto all’armonium... oggi invece gli acculturati cinquantenni cattolici pensano che la Chiesa sia "indietro" e che dovrebbe adeguarsi presto a ciò che nella pratica domenicale avviene vieppiù frequentemente, con l’avallo (o il tacito consenso) di tanti sacerdoti nonché vescovi...

Cari organisti: se ancora non vi hanno defenestrato, accontentatevi di suonare brevi "choralvorspielen" ai canti GEN e RNS!!

Cordialmente vostro


Cremona, il 27 aprile 2016

* * *

[...] mentre stavo così,
c’è stata pè guastamme la nottata,
un’antra novità, la messa bitte
difatti da ’na chiesa quà vicino
me arivato un fracasso indiavolato
de batterie, sassofoni, chitare,
che avrà fatto tremà Gesù bambino
e tutte le fiammele de’l’artare,
entranno a casa,
ho messo er catenaccio dicenno
-“Mo che faccio..”- poi ho detto
-“..perdoneme Gesù, si pregherò quassù”-
e pensanno l’armonium a me fatato,
sentivo er sono più scommunicato
e mentre che a’la radio
parlava er Santo Padre,
io me so’ inginocchiato
davanti all’artarino
de mi madre.

Aldo Fabrizi

lunedì 28 marzo 2016

L'Alleluia... quello gregoriano!


Egregio M.° Bottini,

è ormai quasi mezzo secolo che suono l’organo a messa da "mercenario" (faccio il tappabuchi: nella mia diocesi quando qualcuno s’assenta perché ha un concerto, o perché lo chiamano a suonare a sua volta in un’altra chiesa, chiamano il sottoscritto!)

La disturbo perché volevo portare a Lei e ai Suoi lettori questa mia breve riflessione.

Stamane, mattina di Pasqua, mentre intonavo per la trecentocinquantamilionesima volta l’Alleluia (quello che ormai viene definito - per antonomasia - "Alleluia quello gregoriano"!) [*], ho pensato tristemente come questa bella e semplice melodia (e proprio per questo divenuta il "passepartout" attraverso non importa quale festa!), abbia perso ormai la sua connotazione liturgica originaria [§], ovvero quella di caratterizzare il tempo liturgico più importante dell’anno, il corrente tempo di Pasqua!

Anzi, è una melodia divenuta talmente trita e ritrita (perché si usa sempre e ovunque non si sappia fare nessun altro tipo di Alleluia!) che è diventata anche un motivetto canzonatorio: pensate ad esempio quando viene accennato anche dai bambini (tutti, anche quelli che non mettono piede in chiesa e oratorio) quando vogliono dire «finalmente» oppure «ce l’abbiamo fatta»...

Il trionfo del banale!

È po’ la fine che ha fatto la cosiddetta Aria sulla Quarta Corda di Bach: ormai se la suoni in chiesa, la gente ti chiede stranita «ma che è… suoni la sigla di Quark alla Messa?!».

Questo per dire cosa?

Per dire che se quella sacra melodia ha perso la sua "pasqualità" intrinseca è a causa dell’accidia liturgico-musicale dei nostri sacerdoti: sissignori, nella mia ormai lunga carriera non ne ho mai trovato uno (dico uno!) che prima della messa mi abbia presentato un bel menu preconfezionato (nel senso di calibratamente pensato in base al tema liturgico del giorno), al contrario «mah... non so... fa te!», oppure «boh... direi, per cambiare, "Noi canteremo gloria a te"» e via dicendo... intanto che magari sta chiacchierando del più e del meno col sacrista...

Lei mi dirà: «ma perché non prende Lei stesso l'iniziativa di cambiare Alleluia?!». E io Le rispondo: già ci ho provato, ma subito vengo richiamato all'ordine: «Antonio, lascia, prendiamo cose che la gente già sa!»...

Insomma, sembra proprio che il canto sacro, unito alle parole, non sia più dal clero percepito come «parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (SC 112, v. http://win.organieorganisti.it/sacrosanctum_concilium.htm), al contrario come parte facoltativa e quasi estranea... per la serie: se cantiamo è meglio, ma anche se non cantiamo, fa nulla!

Siamo proprio servi inutili!

Grazie e stia bene!

Tonino Scialoja
umile organista liturgico nella diocesi di Cerveteri
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[*] https://youtu.be/FYEEI8_AgwA (modestamente, pur non avendo fatto studi accademici, io lo suono un po’ meglio!)
[§] Seconda Antifona di Comunione nella Messa di Pasqua (Graduale Simplex, p. 163; l'intero contenuto del Graduale Simplex si può scaricare cliccando http://media.musicasacra.com/books/graduale_simplex.pdf )

lunedì 21 marzo 2016

La riscossa della musica liturgica "leggera"



Illustrissimo M° Paolo Bottini,

se il futuro della Chiesa sono i giovani, bisogna che i giovani si avvicinino alla Messa: io una ricetta per farli avvicinare ce l'avrei e gliela voglio consegnare qui... ma non credo incontrare il favore dei lettori della mail circolare "Liturgia & Musica" essere tutti titolati maestri organisti, direttori di cori polifonici, maestri di cappella...

In genere il musicista di chiesa "classico" è, appunto, troppo classico!

Nel senso che, non frequentando i repertori della musica contemporanea, l'organista professionista in genere non è in grado di favorire come si deve la partecipazione attiva dei fedeli e dei giovani in particolare, i quali per sentirsi veramente "a casa" hanno bisogno di musica "giovane", non di quelle lagne da secolo andato che ancora troppo spesso purtroppo si sentono nelle nostre assemblee (addirittura ancora nelle messe papali... ma vedrà che Francesco cambierà rotta presto anche in questo campo!).

Noi in parrocchia, ad esempio, innanzitutto abbiamo pian piano introdotto un po' di "freschezza" nella liturgia: gradualmente due/tre chitarre, poi un bongo (ma stiamo per dotarci di una batteria completa) e una tastiera elettronica multi-effetto (io ho messo a disposizione il mio glorioso Yamaha DX-7 che ancora oggi funziona a meraviglia) il tutto ovviamente amplificato come si deve (altrimenti i fedeli in fondo negli ultimi banchi non sentono bene) tramite anche un buon mixer.

Successivamente abbiamo convinto il parroco a sbarazzarsi sia dell'organista che dell'organo... mi spiace ma è così!

Era un diplomato spocchioso (che pure pretendeva d''essere pagato!) che ha sempre rifiutato di collaborare col nostro gruppo giovani: ovviamente storceva la bocca alla mia proposta di accompagnarci suonando al mio posto la tastiera elettronica (gli avrei ceduto volentieri il ruolo, ovviamente, dato che è mille volte più bravo di me a suonare), ma nulla da fare: desideroso solamente di far chiasso su quello strumento sfiatato che ormai ha quasi due secoli e caccia dei suoni veramente da funerale (che lui dice essere un capolavoro assoluto di un artigiano siciliano dell'Ottocento).

Pensi che costui stava quasi per convincere il parroco a farlo restaurare quel catorcio: trovo sarebbe stato un vero scandalo davanti ai parrocchiani spendere la bellezza di 200mila euro (cose da pazzi) per quello che alla fine non serve altro che ad accompagnare i canti (cosa cui provvede egregiamente il mio DX-7, che naturalmente alla parrocchia non costa nulla, così come il sottoscritto... figuriamoci: ma che carità cristiana è farsi pagare per suonare i canti alla messa?!).

Forse questa mia testimonianza scandalizzerà gli utenti del forum... ma a me pare che la Chiesa non possa più concedersi il lusso di spendere così tanti soldi per una "tastiera" e pagare qualcuno per farla suonare... di questo passo dovremmo pagare anche i catechisti?!

Grazie per la cortese attenzione.

Salvatore Cucinottatastierista liturgico nella diocesi di Taormina

mercoledì 2 marzo 2016

Sull'uso liturgico dell'organo nel tempo di Quaresima (e in quello di Avvento)

È vero che durante la Quaresima l’organo, per legge liturgica, deve tacere se non per accompagnare i canti (cfr. n. 312 dell’Ordinamento Generale del Messale Romano).

È però altrettanto vero, a modestissimo avviso del sottoscritto (che da oltre 50 anni serve la Cattedrale di Pistoia come organista), che questa legge nasce dall’erronea convinzione del legislatore che “suono d’organo” equivalga a “manifestazione di gioia”, con esclusione di altri significati. I protestanti sono quindi, da questo punto di vista, ben più avanti di noi cattolici.

Se l’organo viene usato per interpretare i sentimenti dell’assemblea, o meglio, per favorire nell’assemblea i sentimenti propri di ciascun periodo liturgico, non si capisce perché debba tacere in un periodo così intenso quale quello della Quaresima o, ancor più, in quello della Passione. Mi sembra, cioè, che il legislatore abbia ignorato che l’organo ha la meravigliosa possibilità «di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange» (S. Paolo ai Romani 12, 15).

La colpa è, quasi certamente, nell’uso che dell’organo faceva in passato la maggior parte degli organisti liturgici che, per lo più, suonavano i loro pezzi infischiandosi altamente della loro congruità, anche in termini di registrazione, col tempo liturgico e, più in particolare, del contenuto liturgico della celebrazione, specialmente letture, preghiere e antifone. Oggi, con la nuova liturgia, siamo certamente più avvantaggiati perché abbiamo, per capire subito il significato del giorno, le antifone d’ingresso e le collette proprie dei cicli A, B e C.

Sono certo che, se ci fosse sempre stata questa preoccupazione da parte degli organisti, mai sarebbe venuto in mente al legislatore la proibizione del suono dell’organo in Quaresima ed in tempo di Passione che è certamente una conseguenza di abusi o di uso improprio dello strumento.

Ho avuto occasione di parlare diverse volte di questo problema durante incontri con l’Ufficio Liturgico Nazionale della C.E.I. e ho trovato quasi tutti gli interlocutori abbastanza d’accordo con la mia posizione.

Bisognerebbe dunque affrontare decisamente e seriamente il problema. Sono sicuro che, come sono cambiate tante cose in campo liturgico, si potrebbe cambiare anche questa.

Capisco però la preoccupazione della Chiesa (e - ahimè - la condivido) per possibili abusi da parte di organisti non ben formati che suonano solo per suonare e non per "predicare ed istruire" come sarebbe loro compito.

Il discorso del “digiuno organistico” di Quaresima, che ho sentito molte volte, mi ingenera una profonda tristezza perché denota, in chi lo fa, una sostanziale mancanza di comprensione del vero compito dell’organo nella liturgia...

Can. Umberto Pineschi

P.S.: Se per la Quaresima c'è il divieto dell'uso solistico dell'organo (eccetto la IV domenica), ricordo che ciò non vale più per il tempo di Avvento, durante il quale lo strumento va usato «con quella moderazione che conviene alla natura di questo tempo» (cfr. OGMR 213)... In proposito il compianto maestro Alessandro Esposito chiedeva ironicamente: «Cosa vuol dire "con moderazione"? Forse fino alla Decimaquinta?!».

domenica 31 gennaio 2016

san Giovanni Bosco e il potere pedagogico di canto e musica

31 gennaio 2016, memoria liturgica di san Giovanni Bosco


Gentili lettori,

don Bosco, che dell'educazione musicale aveva fatto un pilastro nel suo sistema educativo a Valdocco, sentenziava che «Un oratorio senza musica è come un corpo senz'anima».

Provate a pensare quanto poco (nullo?) spazio è dedicato all'educazione al canto negli oratori delle nostre parrocchie... 

Cosa è stato fatto in ormai più di mezzo secolo per educare al canto i cristiani? Sostanzialmente nulla: il canto è ritenuta una pura appendice esornativa della catechesi, a cui dedicare seri (si fa per dire) sforzi solo un mesetto avanti Prima Comunione e Cresima...

Poi ci si chiede come mai la gente fatica ad aprir bocca per cantare le lodi di Dio a messa...

Lutero, ad esempio, ha educato la sua gente aprendogli la Bibbia in mano e organizzando sistematicamente la pedagogia del canto liturgico...

La nostra riforma invece (quella del Concilio Ecumenico Vaticano II) non ha fatto altro che cristallizzare il repertorio ufficiale (il canto gregoriano) - decretandone di fatto la morte liturgica - senza occuparsi di una vera educazione liturgica dei fedeli, lasciando così spazio alla più disinvolta improvvisazione che, in pochi decenni di "far west", ha prodotto un marasma di proposte che lasciano disorientati anche i più volonterosi, i quali magari vorrebbero affrontare seriamente il discorso del canto liturgico, ma trovano spesso l'indifferenza o l'osteggiamento dei parroci ignoranti e presuntuosi...

Ci sarebbe, infatti, tanta gente disponibile ad educare al (bel) [°] canto: invece la Chiesa non si cura di chi sa fare bene il proprio mestiere, preferisce i mestieranti... sono più economici e soprattutto non rompono le scatole perché non mettono alla punta tanti inadempienti parroci (ai quali esclusivamente compete legiferare in materia liturgica, in barba a tutti gli pseudo gruppi liturgici parrocchiali)...

In calce un paio di scritti per approfondire il discorso musicale nel mondo salesiano.

Meditate, gente...

Cordialmente vostro


Cremona, il 31 gennaio 2016, memoria liturgica di san Giovanni Bosco


[°] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello.» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8)


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Don Bosco, la musica come «allegria e libertà grande»

di Enrico Raggi [*]

La musica come strada per essere felici e per piacere a Dio. È uno dei suggerimenti di don Giovanni Bosco [...]. «Allegria, canto e libertà grande» è uno dei motti preferiti dal sacerdote. «Una casa salesiana senza musica è un corpo senz'anima», chiarisce.

Ovvio che l'arte dei suoni, in tutte le sue espressioni, innervi il suo metodo educativo: negli oratori si coltiva musica corale, canto popolare, liturgico e gregoriano, si suonano pianoforte, organo e strumenti vari, si pratica musica d'insieme, si rappresentano operette e spettacoli teatrali, nascono Scholae Cantorum e bande, s'insegna composizione.

«Molti orfani accolti da don Bosco diventeranno musicisti di valore - conferma Walter Bianchi, organista piemontese che ne ha studiato a fondo la produzione musicale -. Tra i maggiori, Giovanni Cagliero, tra i primi orfanelli di don Bosco, grande compositore, chiamato "Il Trovatore di Dio", elogiato perfino da Verdi, poi Vescovo missionario in Patagonia. "Col sudore e col sangue, con la musica, il catechismo, i Sacramenti e la devozione a Maria Ausiliatrice, portammo al battesimo migliaia di uomini e vedemmo cosa sono i miracoli", racconta nelle sue memorie. [...]

«È Giovanni Pagella il più grande musico salesiano, orfano e figlio devoto di don Bosco - interviene Marco Cortinovis, organista bergamasco che ne sta incidendo l'opera omnia per tastiera -. A lui si rivolgono per collaudare e inaugurare gli organi italiani, il suo repertorio spazia dalle Messe più complesse alle melodie più semplici e commoventi, alle musiche da concerto e da teatro. La sua sapienza contrappuntistica stupisce Solesmes e Ratisbona, i due fulcri della musica sacra europea ottocentesca. Le sue composizioni sono state il pane quotidiano degli organisti domenicali fino al dilagare della Messa pop».

«E dove lo lasciamo Federico Caudana [www.federicocaudana.it]? - chiede il cremonese Paolo Bottini, che ne [registrato] l'integrale organistica e ne ha indagato opere e biografia -. Orfano a tre anni, subito ospitato a Valdocco, abile direttore d'orchestra, pianista, operista, organista per necessità: nell'estate del 1907, vince il concorso per Maestro di Cappella della Cattedrale di Cremona; le sue potenti improvvisazioni fanno scalpore, dotato di una fantasia talmente torrenziale che raramente esegue musica altrui. Il suo stile parla direttamente al cuore, è saporoso, pieno, suggestivo».

La lista dei musicisti salesiani germogliati dal carisma di don Bosco è ancora lunga: Padre Leone Maria Liviabella, missionario in Giappone, gran virtuoso del pianoforte; don Angelo Margiaria, evangelizzatore dei popoli orientali, tenore di valore; padre Vincenzo Cimatti, insegnante di canto corale al Conservatorio di Parma, laureato in Scienze Naturali e in filosofia a Torino, sacerdote nella terra del Sol Levante (dove compone mille brani e tiene duemila concerti);
Alessandro De Bonis, docente di musica sacra al Conservatorio di Napoli; e tanti e tanti altri, fino a Massimo Palombella, attuale direttore della Cappella Sistina.

[*] da "Giornale di Brescia", 15 agosto 2014

* * *

La funzione della musica strumentale e vocale, nel sistema educativo di don Bosco, è pure strettamente legata al suo concetto dell'educare mediante l'allegria, l'atmosfera rasserenante e l'affinamento del gusto estetico e dei sentimenti. Per questo essa trova ampi spazi in tutte le istituzioni, dall'oratorio festivo al convitto per studenti, alle scuole artigianali e professionali: in queste è particolarmente curata la banda musicale.

Tra l' altro, la musica dà un tono di vivace festosità a tutte le solennità, sacre e profane: riti religiosi, processioni, passeggiate ed escursioni, ricevimenti e commiati, distribuzione dei premi, accademie, teatrino.

Nel 1859 don Bosco fece scrivere sulla porta della sala di musica vocale un detto biblico, accomodandone il senso: "Ne impedias musicam"42. La sua posizione è resa efficacemente dalla felice espressione: "Un Oratorio senza musica è un corpo senz'anima"43.

Formulata in particolari circostanze44, essa non faceva che teorizzare una convinzione, che era stata realtà viva e pratica fin dagli albori della sua attività educativa. Ricordando i primissimi collaboratori delle incipienti riunioni giovanili (1842), egli scrive nelle Memorie dell'Oratorio: «Essi mi aiutavano a conservare l' ordine ed anche a leggere e cantare laudi sacre; perciocché fin d' allora mi accorsi che senza la diffusione di libri di canto e di amena lettura le radunanze festive sarebbero state come un corpo senza spirito»45. Rievocando nelle stesse Memorie l' impianto delle prime scuole serali nell'inverno 1846-1847, don Bosco scriveva: «Oltre alla parte scientifica animava le nostre classi il canto fermo e la musica vocale, che tra noi furono in ogni tempo coltivati»46.

S'intrecciano vari motivi. Nei primi tempi, la musica è considerata prevalentemente mezzo preventivo: «vi fu un concorso stragrande» alla scuola di musica. La musica vocale e strumentale fu insegnata per sottrarre i giovani ai «pericoli, cui i giovanetti erano esposti in fatto di religione e di moralità»: «alla scuola serale ed anche diurna, alla musica vocale si giudicò bene di aggiungere la scuola di piano e di organo e la stessa musica istrumentale»47.

Si aggiungeva il motivo religioso, soprattutto in relazione al canto sacro e gregoriano, il canto fermo: «era eziandio suo desiderio e mira che i giovani ritornando al proprio paese fossero di aiuto al parroco nel cantare alle sacre funzioni»48. Altro motivo era la lotta contro l'ozio: «I ragazzi bisogna tenerli continuamente occupati»49.

Va tenuta presente, infine, la valutazione più particolarmente pedagogica della musica. Ne scrive in un capitolo di sintesi su La musica salesiana Eugenio Ceria nel primo volume degli Annali. «La ragione precipua va ricercata nella salutare efficacia che egli le attribuiva sul cuore e sull'immaginazione dei giovani allo scopo d'ingentilirli, elevarli e renderli migliori»50.


lunedì 4 gennaio 2016

L'inflazione dei concerti d'organo

Gentili lettori,

buon 2016 a tutti!

Quanto in calce alla presente riportato, è tolto dalla pagina internet della parrocchia di don Bosco in Roma e conferma un pensiero che ormai da tempo vado ruminando: troppi concerti nelle nostre chiese, soprattutto troppi con programmi musicali che non hanno alcun pensiero religioso (e di ciò noi organisti godiamo, così ai concerti possiamo suonare qualsivoglia corbelleria senza tema d'esser ripresi dal clero!), proposti come mero intrattenimento culturale.

Nulla di male, certo, sulla bontà artistica della musica e sulla sua potenza emotiva, ma il risultato oggi è che in queste occasioni di pura esibizione musicale, la gente s'intrattiene allegramente prima e dopo il concerto ne più ne meno come fosse nel foyer di un teatro (chiacchiericcio e schiamazzi compresi!).

Di ciò forse noi stessi non ci scandalizziamo (più?): oggi ormai in chiesa vengono organizzate mondane serate concertistiche di musica non religiosa o addirittura conferenze, convegni, ma prima ancora spettacolini dei bambini dell'oratorio, per non parlare dei pranzi natalizi per i poveri promossi dalla Comunità di S. Egidio e per non tacere di una Cappella Sistina data in affitto per un concerto privato alla celebre casa d'automobili Porsche.

Spero non troverete queste mie affermazioni una sortita da bacchettone!

Ma ora qualcuno mi dirà: nella povertà liturgico-musicale che ormai caratterizza le nostre messe... meno male che è possibile ascoltare buona musica in chiesa almeno durante un concerto!!

Proprio per questo, credo, negli ultimi decenni abbiamo assistito al proliferare di miriadi di concertini d'organo [*].

Di ciò veramente dobbiamo rallegrarci, quando magari quegli stessi organi giacciono semi-dimenticati durante gli atti di culto?!

Forse no, ma in ultima analisi sì, se crediamo che non ci sia futuro per un maggior decoro della musica liturgica e per questo andiamo alla ricerca del concerto in chiesa per godere un certo ristoro spirituale...

Auguro a tutti buona solennità dell'Epifania con la "Pastorale Mistica" di Federico Caudana. .

Paolo Bottini

Cremona, domenica 3 gennaio 2016

[*] Il collega M.° Samuele Ave di Marostica (VI) nel forum di "Organi & Organisti" scrive: «Fatte le debite eccellenti eccezioni, vengono troppo spesso proposti: 1. raffazzonati concerti "antologici" di debole filo logico, 2. brani a tema pasquale in tempo d'avvento e viceversa, 3. pot-pourri di sacro, profano e provocatorio, 4. scambi di concerti (e di favori) tra rassegne, 5. programmi di sala con curricula fitti fitti lunghi tre pagine e programmi/note al programma (se per miracolo presenti) striminziti; 6. annunci di concerti nei quali c'è ben in evidenza chi suona ma mai che cosa! Se l'organista di Chiesa non sa promuovere l'arte sacra con programmi (concertistici, liturgici e paraliturgici) conformati al tempo liturgico, alla fede, al luogo ed alla tradizione che ha il dovere morale e professionale di rappresentare è naturale e giusto che la Chiesa se ne sbarazzi: come potrebbe trovare nelle miriadi di queste mediocri proposte musicali il più piccolo valore di pastorale e di fede?».

* * *

I CONCERTI IN CHIESA[da http://www.parrocchiadonbosco.it/i-concerti-in-chiesa/ ]

«Secondo la tradizione illustrata dal Rituale della Dedicazione della chiesa e dell'altare, le chiese sono anzitutto luoghi dove si raccoglie il popolo di Dio. Esso, adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è la Chiesa, tempio di Dio edificato con pietre vive, nel quale viene adorato il Padre in spirito e verità. Giustamente fin dall'antichità il nome "chiesa" è stato esteso all'edificio in cui la comunità cristiana si riunisce per ascoltare la parola di Dio, pregare insieme, ricevere i Sacramenti, celebrare l'Eucaristia, e adorarla in esso come sacramento permanente.
Le chiese pertanto non possono considerarsi come semplici luoghi "pubblici", disponibili a riunioni di qualsiasi genere. Sono luoghi sacri, cioè "messi a parte", in modo permanente, per il culto a Dio, dalla dedicazione o dalla benedizione.
Come edifici visibili, le chiese sono segni della Chiesa pellegrina sulla terra; immagini che annunciano la Gerusalemme celeste; luoghi in cui si attualizza fin da quaggiù il mistero della comunione tra Dio e gli uomini. Negli abitati urbani o rurali, la chiesa è ancora la casa di Dio, cioè il segno della sua abitazione fra gli uomini. Essa rimane luogo sacro, anche quando non vi è una celebrazione liturgica.
In una società di agitazione e di rumore, soprattutto nelle grandi città, le chiese sono pure luoghi adeguati dove gli uomini raggiungono, nel silenzio o nella preghiera, la pace dello spirito o la luce della fede.
Ciò sarà possibile soltanto se le chiese conservano la loro identità. Quando le chiese si utilizzano per altri fini diversi dal proprio, si mette in pericolo la loro caratteristica di segno del mistero cristiano, con danno più o meno grave alla pedagogia della fede e alla sensibilità del popolo di Dio, come ricorda la parola del Signore: "La mia casa è casa di preghiera" (Lc 19, 46)».


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martedì 8 dicembre 2015

Dio s'è fatto come noi...

... un canto decisamente diventato "tradizionale" nelle nostre chiese, tanto tradizionale che ormai i giovani d’oggi (parlo di quelli nati col Concilio Vaticano II o poco dopo!) lo considerano roba vecchia, emblema dei vecchi tempi andati (figuriamoci i ventenni: manco l’hanno mai sentito!).


E pensare che questo canto non ha ancora compiuto il mezzo secolo di vita: eseguito per la prima volta in occasione del 22° Convegno Universitario il 28 dicembre 1967 ad Assisi.

Chi l’ha composto? Ma nientemeno che il mitico Marcello Giombini!

Attenzione però: come lo conosciamo noi oggi, è la versione edulcorata, dall’uso trito e ritrito nelle nostre chiese in questi decenni, di un originale che nella prima incisione discografica suonava come potete sentire cliccando il seguente collegamento!!

Una cosa impressionante: il puro stile beat dell’epoca (con Hammond, chitarra elettrica e voce solista di uno che sembra un po' mal registrato!) applicato ad un testo religioso!

Al di là del falso problema della legittimità di questo modo di far musica nella liturgia (ovvero lo stile della musica profana che entra nel culto divino) - falso problema perché in realtà è sotto gli occhi (anzi le orecchie) di tutti che in tantissime chiese in Italia oggi lo stile musicale dei canti che va per la maggiore è proprio quello ritmico-sincopato tipico della musica leggera - ciò che mi colpisce è la forma della composizione che, a mio parere, deve ispirare il compositore di canti liturgici oggi: un brevissimo ritornello che possa essere spontaneamente ripetuto per imitazione dall’assemblea, alternato ad altrettanto brevi versetti cantati da un solista (o semmai da un gruppo corale).

Sarebbe la carta vincente per promuovere con tutta facilità la tanto ricercata e necessaria "partecipazione attiva" dei fedeli al culto (cfr. SC 15, 19, 30, 48)... nonché per eliminare dalle panche delle nostre chiese i libretti dei canti e l’introduzione di un nuovissimo botta-risposta tra i suonatori e cantori domenicali: «Raga’, chessi-canta-oggi?... - Mavvai tra’, fratello, ci cantiamo l'antifona d'introito del messale, no?!»

Ecco, io ho deciso di perseguire proprio questa strada con questa mia nuova iniziativa www.cantiperlamessa.it , ispirandomi direttamente alle antifone del Graduale Romano ma andando nella direzione di uno stile melodico più "moderno".

Il tutto per obbedire alla raccomandazione posta al n. 121 della costituzione sulla liturgia "Sacrosanctum Concilium" promulgata dal Concilio Vaticano II:

«I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche».

Per la serie: «cerchiamo un nuovo canto per l’Avvento?! - No, dài, partiamo prima da "Sacrosanctum Concilium" e vediamo cosa ci chiede!».

Penso che non possa dichiararsi cattolico chi non si metta in ascolto di un Concilio (consesso di vescovi convocato dal Sommo Pontefice) le cui deliberazioni sono promulgate sotto diretta azione dello Spirito Santo: chi va contro un Concilio, va contro il Papa e la Chiesa!

Meditate, gente...

Grazie per la cortese attenzione e buon Avvento a tutti.


Cremona, 8 dicembre 2015, solennità dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria