Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 21 luglio 2012

Per un sindacato o albo professionale degli organisti italiani

Cari colleghi organisti,

con la presente mi riferisco al gustoso Editoriale del recente numero della rivista "Arte Organaria e Organistica" (lo invio su semplice richiesta) a firma di Umberto Forni, dal quale traspare la crisi del mondo organistico italiano, non solo dal punto di vista del rapporto col culto divino della chiesa cattolica, ma anche in riferimento all'attività culturale e didattica.

In proposito io credo sia giunto il momento che pure in Italia gli organisti DIPLOMATI facciano sentire - finalmente uniti in vera corporazione professionale - le proprie ragioni nei confronti della Chiesa, così come, ad esempio, è stato fatto da tempo in Francia (v. SNAPE)!

Tutti coloro che NON sono in possesso di un titolo di studio accademico in organo e svolgono servizio liturgico da semplici dilettanti, potranno sempre affiliarsi, ad esempio, all'AISC (che, mi risulta, ammette anche dilettanti) o, comunque, non avendo in proposito particolari diritti da difendere (in fatto innanzitutto di legittima remunerazione), potranno comunque perfezionare la propria preparazione musicale e liturgica rivolgendosi agli organismi diocesani preposti o alle scuole musicali civiche o private.

Ma la questione centrale rimane: la Chiesa cattolica italiana (ovvero la Conferenza Episcopale Italiana) avrebbe oggi anche la pur minima intenzione a stringere formali accordi con organisti professionisti oppure no?!

Intanto, chi se la sente di fondare il primo SINDACATO DEGLI ORGANISTI PROFESSIONISTI ITALIANI?!...

Non credete voi, cari colleghi, che solo in questo modo, tutti riuniti, potremo costituire una credibile falange degna di dialogare con la C.E.I.?

Lieto di ricevere il vostro parere, approfitto per salutare tutti cordialmente augurando sempre buona musica.

Paolo Bottini

8 maggio 2012

5 commenti:

  1. Lorenzo Bonoldi24/07/12, 17:31

    d'accordo per un sindacato che difenda e tuteli gli organisti, in particolare promuovendo un meccanismo di concorsi per coprire i posti di organista titolare in chiese importanti e/o con organi importanti, qualcosa di chiaro, ufficiale ed equo per tutti, con contratti di diritti\doveri. Un meccanismo di concorsi che possa promuovere la meritocrazia e stimola il miglioramento personale degli organisti.
    Basta Far-West e accordi sottobanco, a parole..

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  2. Andrei più lontano: siccome in chiesa "lavorano" anche direttori di coro e cantori solisti, bisognerebbe estendere il "sindacato" alla categoria che li comprenda tutti, ovvero "musicisti di chiesa".

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  3. Alla chiesa non interessa. Se interessasse veramente, tanto per cominciare avrebbe cominciato col diffondere linee guida univoche ed intelligenti circa la musica liturgica, invece di continuare ad ancorarsi ad un documento fumoso (e dannoso, secondo me) come il Vaticano II (almeno su questa materia), o magari reinserirebbe l'insegnamento serio della musica nei seminari.... no, i problemi sono altri. Il modo di fare "all'italiana" non permette di prendere le cose sul serio ed affrontare certi argomenti con rigore logico e rimanendo con i piedi per terra. Avete presente quella sensazione, come dire, che quando si è in parrocchia le cose VANNO FATTE alla buona, senza professionalismo, altrimenti non va bene, 'guarda quello là, ma chi si crede di essere' eccetera....
    Ecco, finché le cose staranno così, secondo me non vale proprio la pena cominciare una battaglia.

    Riccardo da Londra

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  4. L'organista DIPLOMATO al conservatorio, con i programmi odierni NON e' un organista preparato a svolgere un servizio liturgico.
    Ovviamente se per servizio liturgico si intende accompagnare una Messa in latino, un coro, magari gregoriano, i salmisti ed un sacerdote che intende intonare e sottolineare con il canto tutte le varie fasi della funzione religiosa e dove occorra anche improvvisare per "sincronizzarsi" con i vari momenti in cui l'organo deve tacere o riempire benedizioni o altri atti svolti in silenzio.

    Quindi, anche se io sono diplomato, dopo anni di attività mi sento di dover spezzare una lancia in favore di tanti dilettanti che svolgono dignitosamente il servizio, prima di tutto con fede, poi con passione, e proprio in quanto dilettanti non ne vogliono fare una fonte di reddito, cosa che al nostro clero fa un enorme piacere !

    Pertanto, se il campo e' "l'accompagnamento liturgico", direi che forse non vale la pena di fare "la battaglia del DIPLOMATO", anche perche' siamo nel campo della musica e non della ingegneria della biologia o della medicina, per cui persone non diplomate che servono musicalmente la messa cento volte meglio di tanti diplomati se ne trovano a bizzeffe.
    Se partiamo sbattendo in faccia il Diploma, pretendendo "il posto" , magari togliendolo ad altri che da anni svolgono il loro servizio, credo che non andremo lontani.
    Pensiamo invece a cosa possiamo portare come arricchimento alla funzione, state tranquilli che se il numero di fedeli alla Messa aumenta perche' l'organo suona bene e i canti coinvolgono l'assemblea, il celebrante se ne accorge e vi lascerà spazio.


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    1. Caro Signor Anonimo, sono d'accordo, tuttavia starà poi ai responsabili delle chiese (o alle diocesi tramite appositi esami di abilitazione) stabilire chi è degno o meno, tra i DIPLOMATI, ad accedere al servizio liturgico! Il tutto fermo restando che la priorità, a parità di competenze liturgiche, andrà ovviamente ai DIPLOMATI! Il che - non si preoccupi - non determinerà di certo la defenestrazione dei tanti volonterosi dilettanti!

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