Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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sabato 14 febbraio 2015

«L’organista si obbliga ad...» - Per un ripristino della figura dell’«organista titolare» in Italia


Gentili lettori,

cercate in rete le parole «organista curriculum» e noterete che raramente ne troverete uno che non contiene la dicitura «organista titolare» riferito al ruolo di organista che quel tal musico svolge a servizio (più o meno regolare, questo mai è dato saperlo) del culto in quella tal chiesa.

Ci pare che questo sia un vero e proprio abuso d’ufficio o, quanto meno, appropriazione indebita di titolo fasullo!

Infatti, mi pare che la definizione di «titolare» di un organo o di un ufficio liturgico dovrebbe essere propria solo di coloro che hanno ricevuto ufficialmente un incarico dal preposto parroco (o chi ne fa le veci) con relativa lettera di nomina (il che non presuppone che sia sottinteso né un regolare contratto di lavoro né, tanto più, una qualsivoglia forma di remunerazione).

In tutta Europa ogni chiesa ha sempre avuto un musicista responsabile della musica, che poteva essere un maestro di cappella o un organista oppure entrambi, anche fino a tempi molto recenti, come ci testimonia questo contrattino cortesemente segnalatomi da Mario Lanaro e riguardante una proposta di accordo effettuata a suo padre da parte del parroco di Malo:

Malo (Vicenza), 7 ottobre 1946 - Ill. Sig. [Severo] Lanaro, pregasi esaminare le condizioni da noi qui sotto esposte quale organista della Chiesa di Molina: l’organista si obbliga ad accompagnare le Messe nelle feste più solenni dell’anno, più la Domenica della sagra. Così il suddetto si obbliga di fare una prova prima dell’esecuzione di ogni Messa. Le prove che saranno necessarie saranno stipendiate a £ 25 l’ora. Per accompagnamento della Messa £ 400 ed un quintale di frumento ed un quintale di granoturco. Le Messe cantate sono diciotto. Se qualche volta potrà venire alle funzioni si farà contratto a parte. Ecco le condizioni, aspetto risposta se accetta prima ch’io metta in libertà l’organista attuale. Ossequi. Sac. Romolo Capozzo, Parroco della parrocchia di S. Maria di Molina in Malo.

Se tale comportamento era ritenuto norma anche in un paese di provincia, vien da chiedersi perché al giorno d’oggi nessun parroco nemmeno si sogna di proporre ad un organista una scrittura privata per stabilire doveri e diritti!

Ancor prima di toccare la questione della remunerazione – che di per sé rimane non obbligatoria per una parrocchia, così come nemmeno obbligatorio è dotarsi di organo e di organista – non sarebbe atto di civiltà giungere alla stipula di una convenzione nazionale in modo da stabilire norme comuni per l’individuazione del «titolo» di organista al servizio di una chiesa?

E, dato che la maggioranza degli organi nelle chiese italiane ricade sotto la tutela di un’apposita legge dello Stato, ci pare che risulti vieppiù urgente la nomina, di concerto magari con le competenti Soprintendenze regionali, di un vero e proprio «organista titolare» nelle chiese che custodiscano strumento di interesse storico-artistico, ad onta del fatto che la vera qualità della musica cultuale e del canto liturgico non interessa se non ad una minoranza tra i pastori d’anime!

Dunque: alla Chiesa italiana non importa che si faccia dignitosa musica e canto nelle attività di culto per mezzo di musicisti competenti? Allora che ai musicisti competenti venga affidato innanzitutto l’ufficio di «organista titolare» responsabile della valorizzazione dello strumento musicale organo tramite audizioni pubbliche e/o private, nonché della sua conservazione quale bene culturale, ovvero della sua manutenzione ordinaria (suonarlo dieci minuti a settimana, tenere pulito e in ordine lo strumento, tener lontani topi, ghiri, piccioni e... cialtroni incompetenti e boriosi!) e straordinaria (una revisione generale ogni dieci anni: la gente non si rende conto che l’organo è una macchina che abbisogna di fare periodici “tagliandi”, non come un quadro o una statua che bastano di una spolverata pasquale e via!).

All’organista «titolare», ufficialmente nominato a svolgere detti incarichi, competerebbe altresì il ripristino di quella onesta pratica, pure oggi dismessa, del collaudo ufficiale di uno strumento nuovamente costruito o di un antico restaurato prima che venga riconsegnato, chiavi in mano, al responsabile della chiesa ove è custodito.

Riassumendo: che non accada più, grazie alla ufficializzazione della figura di «organista titolare», di dover vedere un organo, bene storico e artistico da tutelare assieme a tutti gli altri, deperire per colpa del disinteresse di un parroco e/o di una comunità parrocchiale e/o di un pigiator di tasti della domenica!

Rimane tuttavia un quesito: siccome ben raramente un parroco accetterebbe siffatto “contratto” con un organista senza adeguati stimolo e supporto istituzionali provenienti dai “piani alti”, bisognerebbe far partire il processo da parte di due soggetti a livello nazionale che stipulino un accordo valido su tutto il territorio nazionale: dunque, chi dovrebbero essere questi due soggetti? Lo Stato e la Chiesa? Lo Stato e un’associazione professionale di organisti? Oppure i tre citati assieme? Aqui està el busillis! Dios nos valga!