Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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domenica 31 gennaio 2016

san Giovanni Bosco e il potere pedagogico di canto e musica

31 gennaio 2016, memoria liturgica di san Giovanni Bosco


Gentili lettori,

don Bosco, che dell'educazione musicale aveva fatto un pilastro nel suo sistema educativo a Valdocco, sentenziava che «Un oratorio senza musica è come un corpo senz'anima».

Provate a pensare quanto poco (nullo?) spazio è dedicato all'educazione al canto negli oratori delle nostre parrocchie... 

Cosa è stato fatto in ormai più di mezzo secolo per educare al canto i cristiani? Sostanzialmente nulla: il canto è ritenuta una pura appendice esornativa della catechesi, a cui dedicare seri (si fa per dire) sforzi solo un mesetto avanti Prima Comunione e Cresima...

Poi ci si chiede come mai la gente fatica ad aprir bocca per cantare le lodi di Dio a messa...

Lutero, ad esempio, ha educato la sua gente aprendogli la Bibbia in mano e organizzando sistematicamente la pedagogia del canto liturgico...

La nostra riforma invece (quella del Concilio Ecumenico Vaticano II) non ha fatto altro che cristallizzare il repertorio ufficiale (il canto gregoriano) - decretandone di fatto la morte liturgica - senza occuparsi di una vera educazione liturgica dei fedeli, lasciando così spazio alla più disinvolta improvvisazione che, in pochi decenni di "far west", ha prodotto un marasma di proposte che lasciano disorientati anche i più volonterosi, i quali magari vorrebbero affrontare seriamente il discorso del canto liturgico, ma trovano spesso l'indifferenza o l'osteggiamento dei parroci ignoranti e presuntuosi...

Ci sarebbe, infatti, tanta gente disponibile ad educare al (bel) [°] canto: invece la Chiesa non si cura di chi sa fare bene il proprio mestiere, preferisce i mestieranti... sono più economici e soprattutto non rompono le scatole perché non mettono alla punta tanti inadempienti parroci (ai quali esclusivamente compete legiferare in materia liturgica, in barba a tutti gli pseudo gruppi liturgici parrocchiali)...

In calce un paio di scritti per approfondire il discorso musicale nel mondo salesiano.

Meditate, gente...

Cordialmente vostro


Cremona, il 31 gennaio 2016, memoria liturgica di san Giovanni Bosco


[°] «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello.» (S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8)


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Don Bosco, la musica come «allegria e libertà grande»

di Enrico Raggi [*]

La musica come strada per essere felici e per piacere a Dio. È uno dei suggerimenti di don Giovanni Bosco [...]. «Allegria, canto e libertà grande» è uno dei motti preferiti dal sacerdote. «Una casa salesiana senza musica è un corpo senz'anima», chiarisce.

Ovvio che l'arte dei suoni, in tutte le sue espressioni, innervi il suo metodo educativo: negli oratori si coltiva musica corale, canto popolare, liturgico e gregoriano, si suonano pianoforte, organo e strumenti vari, si pratica musica d'insieme, si rappresentano operette e spettacoli teatrali, nascono Scholae Cantorum e bande, s'insegna composizione.

«Molti orfani accolti da don Bosco diventeranno musicisti di valore - conferma Walter Bianchi, organista piemontese che ne ha studiato a fondo la produzione musicale -. Tra i maggiori, Giovanni Cagliero, tra i primi orfanelli di don Bosco, grande compositore, chiamato "Il Trovatore di Dio", elogiato perfino da Verdi, poi Vescovo missionario in Patagonia. "Col sudore e col sangue, con la musica, il catechismo, i Sacramenti e la devozione a Maria Ausiliatrice, portammo al battesimo migliaia di uomini e vedemmo cosa sono i miracoli", racconta nelle sue memorie. [...]

«È Giovanni Pagella il più grande musico salesiano, orfano e figlio devoto di don Bosco - interviene Marco Cortinovis, organista bergamasco che ne sta incidendo l'opera omnia per tastiera -. A lui si rivolgono per collaudare e inaugurare gli organi italiani, il suo repertorio spazia dalle Messe più complesse alle melodie più semplici e commoventi, alle musiche da concerto e da teatro. La sua sapienza contrappuntistica stupisce Solesmes e Ratisbona, i due fulcri della musica sacra europea ottocentesca. Le sue composizioni sono state il pane quotidiano degli organisti domenicali fino al dilagare della Messa pop».

«E dove lo lasciamo Federico Caudana [www.federicocaudana.it]? - chiede il cremonese Paolo Bottini, che ne [registrato] l'integrale organistica e ne ha indagato opere e biografia -. Orfano a tre anni, subito ospitato a Valdocco, abile direttore d'orchestra, pianista, operista, organista per necessità: nell'estate del 1907, vince il concorso per Maestro di Cappella della Cattedrale di Cremona; le sue potenti improvvisazioni fanno scalpore, dotato di una fantasia talmente torrenziale che raramente esegue musica altrui. Il suo stile parla direttamente al cuore, è saporoso, pieno, suggestivo».

La lista dei musicisti salesiani germogliati dal carisma di don Bosco è ancora lunga: Padre Leone Maria Liviabella, missionario in Giappone, gran virtuoso del pianoforte; don Angelo Margiaria, evangelizzatore dei popoli orientali, tenore di valore; padre Vincenzo Cimatti, insegnante di canto corale al Conservatorio di Parma, laureato in Scienze Naturali e in filosofia a Torino, sacerdote nella terra del Sol Levante (dove compone mille brani e tiene duemila concerti);
Alessandro De Bonis, docente di musica sacra al Conservatorio di Napoli; e tanti e tanti altri, fino a Massimo Palombella, attuale direttore della Cappella Sistina.

[*] da "Giornale di Brescia", 15 agosto 2014

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La funzione della musica strumentale e vocale, nel sistema educativo di don Bosco, è pure strettamente legata al suo concetto dell'educare mediante l'allegria, l'atmosfera rasserenante e l'affinamento del gusto estetico e dei sentimenti. Per questo essa trova ampi spazi in tutte le istituzioni, dall'oratorio festivo al convitto per studenti, alle scuole artigianali e professionali: in queste è particolarmente curata la banda musicale.

Tra l' altro, la musica dà un tono di vivace festosità a tutte le solennità, sacre e profane: riti religiosi, processioni, passeggiate ed escursioni, ricevimenti e commiati, distribuzione dei premi, accademie, teatrino.

Nel 1859 don Bosco fece scrivere sulla porta della sala di musica vocale un detto biblico, accomodandone il senso: "Ne impedias musicam"42. La sua posizione è resa efficacemente dalla felice espressione: "Un Oratorio senza musica è un corpo senz'anima"43.

Formulata in particolari circostanze44, essa non faceva che teorizzare una convinzione, che era stata realtà viva e pratica fin dagli albori della sua attività educativa. Ricordando i primissimi collaboratori delle incipienti riunioni giovanili (1842), egli scrive nelle Memorie dell'Oratorio: «Essi mi aiutavano a conservare l' ordine ed anche a leggere e cantare laudi sacre; perciocché fin d' allora mi accorsi che senza la diffusione di libri di canto e di amena lettura le radunanze festive sarebbero state come un corpo senza spirito»45. Rievocando nelle stesse Memorie l' impianto delle prime scuole serali nell'inverno 1846-1847, don Bosco scriveva: «Oltre alla parte scientifica animava le nostre classi il canto fermo e la musica vocale, che tra noi furono in ogni tempo coltivati»46.

S'intrecciano vari motivi. Nei primi tempi, la musica è considerata prevalentemente mezzo preventivo: «vi fu un concorso stragrande» alla scuola di musica. La musica vocale e strumentale fu insegnata per sottrarre i giovani ai «pericoli, cui i giovanetti erano esposti in fatto di religione e di moralità»: «alla scuola serale ed anche diurna, alla musica vocale si giudicò bene di aggiungere la scuola di piano e di organo e la stessa musica istrumentale»47.

Si aggiungeva il motivo religioso, soprattutto in relazione al canto sacro e gregoriano, il canto fermo: «era eziandio suo desiderio e mira che i giovani ritornando al proprio paese fossero di aiuto al parroco nel cantare alle sacre funzioni»48. Altro motivo era la lotta contro l'ozio: «I ragazzi bisogna tenerli continuamente occupati»49.

Va tenuta presente, infine, la valutazione più particolarmente pedagogica della musica. Ne scrive in un capitolo di sintesi su La musica salesiana Eugenio Ceria nel primo volume degli Annali. «La ragione precipua va ricercata nella salutare efficacia che egli le attribuiva sul cuore e sull'immaginazione dei giovani allo scopo d'ingentilirli, elevarli e renderli migliori»50.


lunedì 4 gennaio 2016

L'inflazione dei concerti d'organo

Gentili lettori,

buon 2016 a tutti!

Quanto in calce alla presente riportato, è tolto dalla pagina internet della parrocchia di don Bosco in Roma e conferma un pensiero che ormai da tempo vado ruminando: troppi concerti nelle nostre chiese, soprattutto troppi con programmi musicali che non hanno alcun pensiero religioso (e di ciò noi organisti godiamo, così ai concerti possiamo suonare qualsivoglia corbelleria senza tema d'esser ripresi dal clero!), proposti come mero intrattenimento culturale.

Nulla di male, certo, sulla bontà artistica della musica e sulla sua potenza emotiva, ma il risultato oggi è che in queste occasioni di pura esibizione musicale, la gente s'intrattiene allegramente prima e dopo il concerto ne più ne meno come fosse nel foyer di un teatro (chiacchiericcio e schiamazzi compresi!).

Di ciò forse noi stessi non ci scandalizziamo (più?): oggi ormai in chiesa vengono organizzate mondane serate concertistiche di musica non religiosa o addirittura conferenze, convegni, ma prima ancora spettacolini dei bambini dell'oratorio, per non parlare dei pranzi natalizi per i poveri promossi dalla Comunità di S. Egidio e per non tacere di una Cappella Sistina data in affitto per un concerto privato alla celebre casa d'automobili Porsche.

Spero non troverete queste mie affermazioni una sortita da bacchettone!

Ma ora qualcuno mi dirà: nella povertà liturgico-musicale che ormai caratterizza le nostre messe... meno male che è possibile ascoltare buona musica in chiesa almeno durante un concerto!!

Proprio per questo, credo, negli ultimi decenni abbiamo assistito al proliferare di miriadi di concertini d'organo [*].

Di ciò veramente dobbiamo rallegrarci, quando magari quegli stessi organi giacciono semi-dimenticati durante gli atti di culto?!

Forse no, ma in ultima analisi sì, se crediamo che non ci sia futuro per un maggior decoro della musica liturgica e per questo andiamo alla ricerca del concerto in chiesa per godere un certo ristoro spirituale...

Auguro a tutti buona solennità dell'Epifania con la "Pastorale Mistica" di Federico Caudana. .

Paolo Bottini

Cremona, domenica 3 gennaio 2016

[*] Il collega M.° Samuele Ave di Marostica (VI) nel forum di "Organi & Organisti" scrive: «Fatte le debite eccellenti eccezioni, vengono troppo spesso proposti: 1. raffazzonati concerti "antologici" di debole filo logico, 2. brani a tema pasquale in tempo d'avvento e viceversa, 3. pot-pourri di sacro, profano e provocatorio, 4. scambi di concerti (e di favori) tra rassegne, 5. programmi di sala con curricula fitti fitti lunghi tre pagine e programmi/note al programma (se per miracolo presenti) striminziti; 6. annunci di concerti nei quali c'è ben in evidenza chi suona ma mai che cosa! Se l'organista di Chiesa non sa promuovere l'arte sacra con programmi (concertistici, liturgici e paraliturgici) conformati al tempo liturgico, alla fede, al luogo ed alla tradizione che ha il dovere morale e professionale di rappresentare è naturale e giusto che la Chiesa se ne sbarazzi: come potrebbe trovare nelle miriadi di queste mediocri proposte musicali il più piccolo valore di pastorale e di fede?».

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I CONCERTI IN CHIESA[da http://www.parrocchiadonbosco.it/i-concerti-in-chiesa/ ]

«Secondo la tradizione illustrata dal Rituale della Dedicazione della chiesa e dell'altare, le chiese sono anzitutto luoghi dove si raccoglie il popolo di Dio. Esso, adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è la Chiesa, tempio di Dio edificato con pietre vive, nel quale viene adorato il Padre in spirito e verità. Giustamente fin dall'antichità il nome "chiesa" è stato esteso all'edificio in cui la comunità cristiana si riunisce per ascoltare la parola di Dio, pregare insieme, ricevere i Sacramenti, celebrare l'Eucaristia, e adorarla in esso come sacramento permanente.
Le chiese pertanto non possono considerarsi come semplici luoghi "pubblici", disponibili a riunioni di qualsiasi genere. Sono luoghi sacri, cioè "messi a parte", in modo permanente, per il culto a Dio, dalla dedicazione o dalla benedizione.
Come edifici visibili, le chiese sono segni della Chiesa pellegrina sulla terra; immagini che annunciano la Gerusalemme celeste; luoghi in cui si attualizza fin da quaggiù il mistero della comunione tra Dio e gli uomini. Negli abitati urbani o rurali, la chiesa è ancora la casa di Dio, cioè il segno della sua abitazione fra gli uomini. Essa rimane luogo sacro, anche quando non vi è una celebrazione liturgica.
In una società di agitazione e di rumore, soprattutto nelle grandi città, le chiese sono pure luoghi adeguati dove gli uomini raggiungono, nel silenzio o nella preghiera, la pace dello spirito o la luce della fede.
Ciò sarà possibile soltanto se le chiese conservano la loro identità. Quando le chiese si utilizzano per altri fini diversi dal proprio, si mette in pericolo la loro caratteristica di segno del mistero cristiano, con danno più o meno grave alla pedagogia della fede e alla sensibilità del popolo di Dio, come ricorda la parola del Signore: "La mia casa è casa di preghiera" (Lc 19, 46)».


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