Liturgia & Musica

Questo spazio nasce dalla mia esperienza di moderatore della mail circolare "Liturgia&Musica", avviata nel dic. 2005 per conto della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” (di cui fui segretario dal 1998 al 2011) al fine di tener vivo il dibattito intorno alla Liturgia «culmine e fonte della vita cristiana» e al canto sacro che di essa è «parte necessaria ed integrante» unitamente alla musica strumentale, con particolare riferimento alla primaria importanza dell'organo.

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lunedì 28 agosto 2017

Il karaoke liturgico



Gentili lettori,

oggi 28 agosto, giorno liturgico di Sant'Agostino, ho riflettuto una volta di più su quella pratica liturgico-musicale che il santo vescovo d'Ippona chiamava "jubilus": quel canto melismatico che sgorga spontaneamente in colui che gioisce per le incommensurabili opere del Signore! È in pratica l'antecedente di quello che nel canto gregoriano sarà il "melisma".

Di seguito la definizione che ne dà Agostino stesso nel suo commento al Salmo 32:

«Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l’ineffabile Dio? Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E se non lo puoi esprimere, e d’altra parte non puoi tacerlo, che cosa ti rimane se non "giubilare"? Allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia non conoscerà i limiti delle sillabe. Cantate a lui con arte nel giubilo» (cfr. Salmo 32,3) [*]


Sant'Agostino, a proposito del cantare «con arte», precisa: «Ciascuno si domanda come cantare a Dio. Devi cantare a lui, ma non in modo stonato. Non vuole che siano offese le sue orecchie. Canta con arte, o fratello» [*].

Mi vengono quindi in mente, con sincera compassione (nel senso che patisco-con!), tutti i colleghi organisti che a messa sono costretti ad accompagnare la suorina di turno (o chi per essa) che, cantando più o meno bene al microfono, è convinta (spesso a buona ragione, purtroppo) di essere l'elemento essenziale grazie al quale l'assemblea è spinta a cantare... dunque, non la gioia del giubilo per una forte emozione scaturita dall'ascolto della Parola, ma la noia della routine subita - parlo dei fedeli, non del cantore - per assolvere ad un precetto che è il Terzo Comandamento!

Ecco, mi pare che il "karaoke" liturgico (l'organista che accompagna un cantore microfonato) sia il misero frutto rinsecchito di ormai più di mezzo secolo di riforma liturgica da cui ancora il clero non è stato in grado di far scaturire quella necessaria puntuale organizzazione di una pedadogia del canto cristiano: l'iniziazione cristiana dovrebbe essere condotta di pari passo con un vero e proprio "indottrinamento" nel canto! Ma sappiamo bene cosa fanno cantare ai nostri fanciulli le catechiste (complici i parroci, ovviamente)...

Ad ogni modo, se ci pensate, questo "sacro" karaoke in realtà è all'incontrario: non è colui che canta a seguire una base musicale che proceda imperterrita, bensì il povero accompagnatore allo strumento musicale che, solitamente, deve adattarsi ai tira-molla del cantore di turno! Insomma: l'organista-schiavo deve solo ubbidire!

Io credo che nelle nostre chiese si canti fin troppo, e naturalmente si canti male (perché i cattolici post-conciliari non hanno mai ricevuto un'educazione al canto liturgico): per cambiare rotta bisognerebbe diminuire le occasioni di canto, per cominciare nelle domeniche "ordinarie" facendo solo, appunto, l'Ordinario (Kyrie, Gloria Sanctus e Agnus) e riservare invece il Proprio cantato solo nelle solennità, in modo da poterlo preparare meglio e, soprattutto, con la più intima attinenza al testo delle antifone del Messale (in proposito leggasi http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2013/08/antifonedellamessa.html e anche http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2012/11/bisogna-tornare-cantare-la-parola-di-dio.html ).

Insomma, come recuperare un'educazione al canto sacro? Cerco di darmi risposta qui http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2016/10/come-recuperare-uneducazione-al-canto.html .

Ma ad un organista importa veramente cosa si canta a messa?! In genere mi pare di sì, anche se sarebbe, piuttosto, suo (recondito ed egoistico) sogno il poter suonare una sana "Messa d'Organo" in cui si canti solamente Alleluia e Santo!!

Del resto, vogliamo seguire alla lettera il dettato conciliare? Eccolo:

- «[...] il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (SC 112) [§].

Ora, l'aggettivo «solenne» presuppone che qualsiasi liturgia rivesta un'intrinseca solennità, oppure è la chiara affermazione che vi può essere una liturgia meno solenne di un'altra? Io credo che la solennità abbia i suoi gradi, ce lo suggerisce anche l'istruzione "Musicam Sacram" [°] ai nn. 28-29-30-31.

Or dunque, se i Padri conciliari nel succitato passo si sono premurati di specificare in quel punto «liturgia solenne», significa che vi è anche una liturgia non solenne, ovvero ordinaria... nella quale il canto non è più necessario!!

Quindi: basta cantare "tanto-pe-ccantà", basta cantare porcherie musico-testuali: spazio alle Messe d'Organo!!

:-D

Grazie per la cortese attenzione.

Paolo Bottini

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[*] S. Agostino, Commento al Salmo 32, in Giulio Cattin, La monodia nel Medioevo, Storia della musica a cura della Società Italiana di Musicologia, vol. 2, EDT, Torino 1979; cfr. http://liturgiaetmusica.blogspot.it/2013/12/santagostino-cantare-bene-a-Dio.html